“Il televideo è impazzito o è stata una domenica di follia al Giglio?”. Il messaggino arriva da un fan granata che allo stadio ieri non è venuto, uno di quelli che “forse preferiscono andare a viole”, per parafrasare la sardonica immagine pennellata dal sempre colorito diesse Massimo Varini.
In ogni modo, questo sms fotografa impeccabilmente l’allucinante pomeriggio vissuto dai tifosi della Reggiana, i cinquemila e rotti presenti sugli spalti del catino di piazzale Azzurri d’Italia e tutti gli altri che hanno seguito il match in qualche maniera.
Eppure il D-day granata era iniziato nel migliore dei modi, con un Giglio finalmente tirato a festa e con quei primi 35’ da paradiso del pallone. Sembrava una favola, una di quelle giornate per le quali si può dire con orgoglio “io c’ero”. Invece si è risolto in un mezzo incubo, tramato sulla pelle dei supporter reggiani dagli imperscrutabili dei del calcio. Difficilmente ci si scorderà di questa gara, almeno per un bel pezzo. Ma anziché con fierezza, con un magone grande così.
L’afflusso allo stadio è stato buono, anche se inferiore alle attese. Dai 4.652 biglietti venduti fino a sabato sera, si è arrivati ad un totale di 5.326. Nessun problema particolare, infatti, ai botteghini: file fisiologiche si sono formate alle casse e ai varchi del prefiltraggio, ma alle ore 16, al fischio d’inizio, erano due-tre decine al massimo le persone ancora fuori dallo stadio.
Dentro, finalmente un colpo d’occhio importante: tribuna e soprattutto curva Sud completamente tinte di granata, gli “olè” degli ultras allo scandire dei nomi della formazione di casa come ai tempi del Mirabello, numerose famiglie con bambini.
Poi ci sono i tanti “vip” assiepati in tribuna, l’allenatore Silvio Baldini con Daniele Adani, Simone Gozzi, Boranga, il sindaco Delrio e altri politici locali al rush finale della campagna elettorale, diverse vecchie conoscenze della cittadella granata: che flash vedere fianco a fianco Pippo Marchioro, Renzo Corni, Ermete Fiaccadori! Vuoi vedere che oggi si fa la storia come l’han fatta loro?
Dopo poco più di mezzora di gioco, sembrerebbe proprio di sì. Alessi, Maschio, Ingari. 3-0, la gente si stropiccia gli occhi. Il derby col Modena non è mai stato così vicino. E intanto “un chi non salta parmigiano è” corale ci sta alla grande. Poi la doppia doccia fredda. Si va al riposo sul 3-2, al bar della tribuna i musi lunghi sono la netta maggioranza. Ma il peggio deve ancora arrivare.
La Pro Patria dopo 20’ si trova in vantaggio, tuttavia la Sud non molla e continua a incitare Grieco e compagni. Al 4-4 di Stefani tutto il Giglio si rianima. Ma quel satanasso di Do Prado è in agguato sulla buccia di banana di Scantamburlo. Rigore al 45’, la domenica della follia non poteva che finire così.
Qualche insulto isolato per Pane da dietro la panchina. Al triplice fischio la delusione del popolo granata è pachidermica. Ma è grande anche il fair play. Tra gli avversari in campo e sugli spalti. Applausi scroscianti sui titoli di coda. E una speranza: miracolo a Busto Arsizio?
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5 giorni fa
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